Silvia Camillotti

Erminia Dell’Oro è nata ad Asmara (Eritrea) nel 1938; suo nonno vi si trasferì nel 1896 da Lecco (Lombardia), dove si sposò ed ebbe figli e nipoti. Quando Erminia lasciò l’Eritrea per la prima volta per andare in Italia, aveva vent’anni: emigrò a Milano dove tuttora vive. Afferma a tale proposito:

“Ero una migrante al contrario rispetto a mio nonno; non lasciavo certo la madrelingua, perché ho studiato l’italiano e avevo la cittadinanza italiana, ma certamente lasciavo la mia terra” (Lingue e letterature in movimento, 2007, 47).

È venuta in Italia per studiare, ma ha sempre mantenuto relazioni con l’Eritrea, paese che considera la sua terra, dove ritorna spesso per incontrare amici e parenti. Dell’Oro ha lavorato a Milano per 15 anni, dal 1975 al 1990, nella libreria Einaudi, luogo storico in cui intellettuali e scrittori erano soliti ritrovarsi e dove la scrittura è divenuta la sua passione.

Sebbene Dell’Oro abbia frequentato scuole italiane in Eritrea, l’ambiente cosmopolita in cui è cresciuta le ha insegnato il valore positivo dell’incontro con differenti culture: sua madre era di origine ebrea, nella sua casa greci, arabi, indiani erano soliti incontrarsi, andare in chiesa o in sinagoga non creava in lei alcun tipo di conflitto:

“Questo crescere tra gente diversa di paesi diversi, questo sentire il muezzin e le campane della cattedrale, i salmi della sinagoga, come se tutto fosse il mio mondo naturale senza che me ne rendessi conto, perché quella era la mia realtà e non ne conoscevo assolutamente altre, indubbiamente qualcosa mi ha lasciato, mi ha molto arricchito” (Lingue e letterature in movimento, 48-49).

Sebbene abbia vissuto in un quartiere per bianchi, Dell’oro ha imparato a rispettare gli eritrei che sono diventati i principali protagonisti della sua opera. Ha iniziato a scrivere articoli e reportage e ha lavorato come giornalista nel Corno d’Africa e in seguito durante il conflitto tra Etiopia e Eritrea negli anni Novanta. I suoi legami con l’Eritrea emergono nettamente nella sua narrativa. A proposito delle ragioni che l’hanno condotta alla scrittura, afferma in un’intervista:

“Anche quando ero giovane desideravo scrivere qualcosa di utile, qualcosa che avesse un senso. Arrivata in Italia mi ero accorta che quasi nessuno conosceva la storia delle colonie italiane in Africa. Era una fetta del nostro passato di cui nessuno sapeva o voleva sapere nulla. Le nostre colonie erano piccole, perse in fretta, popolate soprattutto da fascisti… non c’era letteratura su questo argomento” (El ghibli, on line).

La narrativa di Dell’Oro include tematiche come il colonialismo italiano, la migrazione, la doppia appartenenza, il meticciato e l’ebraismo, gran parte dei quali ispirati dalla sua esperienza di vita.

In Italia è stata per anni membro della giuria del concorso Eks&tra, che premia racconti scritti da immigrati o dai loro figli, quali Gabriella Ghermandi, Igiaba Scego e molti altri che sono diventati noti in Italia. Un’altra importante attività a cui Dell’Oro partecipa riguarda le scuole: va spesso nelle scuole a parlare dell’Eritrea. Non è un caso che la sua produzione narrativa per bambini e ragazzi sia ampia. Crede nell’importanza della scrittura per i giovani lettori:

“É nell’infanzia e nell’adolescenza che ho vissuto esperienze decisive. E comunque popolare i romanzi di giovani e adolescenti è un modo per coinvolgere i loro coetanei, per trasmettere loro un messaggio, per raccontare loro una storia che non conoscono” (el ghibli, on line).

La completa bibliografia per bambini e ragazzi, che include più di venti libri, è disponibile nel suo sito.

In tutta questa ampia produzione per bambini, menzioniamo Dall’altra parte del mare, vincitore di molti premi letterari, in cui Dell’Oro descrive il pericoloso viaggio per mare dalle coste nordafricane all’Italia di una giovane ragazza, Elen, e di sua madre. Grazie a tale racconto Dell’Oro permette ai giovani lettori di comprendere e avvicinarsi empaticamente a molti migranti che attraversano il mare rischiando la vita per cercare migliori condizioni di esistenza. Dall’altra parte del mare, pubblicato per i tipi Piemme nel 2005, è un libro di grande importanza visto anche l’intensificarsi del fenomeno dei viaggi per mare dall’Africa all’Italia.

Il suo primo romanzo per adulti, Asmara addio, uscì nel 1988 presso una piccola casa editrice di Pordenone, Studio Tesi. Fu un successo e venne ripubblicato nella serie dei Best Seller Mondadori nel 1993 e da Baldini&Castoldi nel 1997. Una recensione è disponibile nella nota rivista on line El ghibli, che si occupa di letteratura della migrazione. Molti studiosi hanno rivolto la loro attenzione a tale romanzo, poiché presenta un argomento piuttosto inedito negli anni Ottanta e Novanta: il colonialismo italiano. In Asmara addio la scrittrice racconta la storia della famiglia Conti e della loro esperienza nel paese africano nella prima parte del XX secolo, durante e dopo il colonialismo, descritto senza retorica. Il tema si intreccia con un altro, presente nella narrativa di Dell’Oro: l’ebraismo e la diaspora in seguito alle leggi razziali fasciste. Appare utile menzionare il saggio di Daniele Comberiati, Una dispora infinita. L’ebraismo nella narrativa di Erminia Dell’Oro, in cui egli argomenta come la diaspora ebraica divenga la lente attraverso cui Dell’Oro spiega l’esilio e il senso di smarrimento dei suoi personaggi. Tale tema emerge anche ne Il fiore di Merara, (Baldini&Castoldi 1994) che mantiene l’ambientazione nell’ex colonia italiana; invece, il romanzo La gola del diavolo (Feltrinelli 1999) non si incentra sulla diaspora sebbene sia ambientato nella amata Eritrea.

Tra i molti argomenti affrontati nella narrativa di Dell’Oro, il colonialismo è stato quello che l’ha resa nota, ma un’altra caratteristica innovativa tipica della sua scrittura è lo spazio dedicato al popolo africano, la volontà di dargli voce e descriverlo in un modo anti-eurocentrico. Afferma:

“Ho sempre creduto fosse un dovere morale per chi ha la possibilità di scrivere non dimenticare queste donne, questi bambini e bambine “perdenti”, sconfitti dal destino ma tenaci, coraggiosi, eccezionali” (el ghibli, on line).

Dunque, il colonialismo e i suoi effetti sono al centro de L’abbandono, (Einaudi 2006) tratto da una storia vera il cui personaggio principale è una giovane ragazza, Marianna. Marianna, nata da madre Eritrea e padre italiano, soffre per il mancato riconoscimento da parte di quest’ultimo. Vuole andare in Italia per cercarlo, per capire perché ha lasciato la sua famiglia, condannandola a una vita di povertà e dolore. La condizione di Marianna – il meticciato – era piuttosto comune nelle colonie, dove i bambini figli di donne africane erano dimenticati dai padri italiani (che spesso già avevano una moglie e una famiglia in Italia). Sandra Ponzanesi, in Paradoxes of Postcolonial Culture e Daniele Comberiati in La quarta sponda pongono attenzione a tale questione. I saggi di Monica Venturini Toccare il futuro. Scritture postcoloniali femminili e quello di Derek Duncan, Italian Identity and the Risks of Contamination: the Legacies of Mussolini’s Demographic Impulse in the Work of Comisso, Flaiano and Dell’Oro si incentrano anch’essi su tale tema. Inoltre, una auto presentazione dell’autrice è presente in Il colonialismo italiano in Eritrea. Riflessioni e letture.

L’ultimo romanzo, Vedere ogni notte le stelle, (Manni 2010) racconta la storia di una famiglia italiana in Eritrea negli ultimi decenni del XX secolo: il legame con questo paese è ancora forte nel personaggio principale, Milena, sebbene viva in Italia.

Tutti questi romanzi descrivono l’esperienza di una doppia appartenenza, il sentimento di sentirsi parte dell’Eritrea nonostante la migrazione in Italia. È una condizione che Dell’Oro ha vissuto personalmente e che plasma la sua scrittura.

“In Eritrea ero bianca ma mi sentivo a casa, in Italia tutti mi consideravano italiana perché ero come loro e parlavamo la stessa lingua ma io mi sentivo straniera” (el ghibli, on line).

L’unico testo per adulti non ambientato in Africa è Mamme al vento, (Baldini&Castoldi 1996) che condivide con altri il punto di vista di una giovane ragazza.

L’importanza dell’opera di Dell’Oro è tale non solo entro la cornice teorica della letteratura migrante o postcoloniale, ma nella letteratura italiana tout court, poiché ha svelato un tema scomodo quale è stato a lungo il colonialismo italiano, dando voce agli africani senza le solite gerarchie razziali che li considerano inferiori, ma, al contrario, sottolineando il rapporto storico tra gli italiani e la loro colonia africana. Inoltre, scrivere per i bambini e renderli protagonisti contribuisce a promuovere un complicato tema tra lettori non abituati ad esso.

Comberiati Daniele, La quarta sponda. Scrittrici in viaggio dall’Africa coloniale all’Italia di oggi, edizioni Pigreco, Roma 2007

Id., Una dispora infinita. L’ebraismo nella narrativs di Erminia Dell’Oro, http://www.italianisticaultraiectina.org/publish/articles/000087/article.pdf

Dell’Oro Erminia, Il colonialismo italiano in Eritrea. Riflessioni e letture, in Camilotti S. (a cura di) Lingue e letterature in movimento. Scrittrici emergenti nel panorama letterario italiano contemporaneo, Bup, Bologna, 2008, pp. 46-58

Duncan Derek, Italian Identity and the Risks of Contamination: the Legacies of Mussolini’s Demographic Impulse in the Work of Comisso, Flaiano and Dell’Oro in Duncan D. e Andall J., (a cura di) Italian colonialism: legacy and memory, Peter Lang, Bern, 2005, pp. 99-124

Ponzanesi Sandra, Paradoxes of Postcolonial Culture. Contemporary Women Writers of the Indian and Afro-Italian Diaspora, State University of New York Press, Albany, 2004

Riccardi Irene Claudia, Intervista, in El ghibli, http://www.el-ghibli.provincia.bologna.it/index.php?id=2&issue=00_02&sezione=7

Venturini Monica, Toccare il futuro. Scritture postcoloniali femminili in Derobertis R., (a cura di) Fuori centro. Percorsi postcoloniali nella letteratura italiana, Aracne, Roma, 2010, pp. 111-130